giovedì 8 giugno 2017

Crema al mascarpone con tartare di fragole e sbriciolata di spumiglie

Oggi il Calendario del Cibo Italiano celebra la Giornata Nazionale della Meringa.
Per l'occasione ho preparato questo dolce al cucchiaio, con notevole disappunto di Gianni, visto che è a dieta.

Ingredienti:

250 g. di fragole

Per la crema al mascarpone (per 4 persone):
250 g. di mascarpone
2 uova
4 cucchiai di zucchero
1 cucchiaio di Calvados

Per le spumiglie (50/60, dipende dalla dimensione):
5 albumi (170 g.)
100 g. di zucchero a velo
100 g. di zucchero semolato
1 cucchiaino di succo di limone
1 pizzico di sale


Come avrete già notato, io preparo le spumiglie utilizzando la metà dello zucchero che si usa abitualmente.
Ho iniziato a montare gli albumi con il limone e il sale, dopo pochi giri di frusta ho aggiunto lo zucchero a velo, ho continuato a sbattere per circa 5 minuti, ho aggiunto lo zucchero semolato e ho montato fino ad ottenere un composto lucido e ben sodo.
Con il sac à poche le ho disposte sulla placca rivestita di carta forno. Vi faccio notare che le forme sono un po' diverse tra loro perché il mio rapporto con il sac à poche non è dei migliori, infatti di solito le faccio con il cucchiaino e il dito.
Ho infornato a 90°C per due ore e mezza, e ho lasciato raffreddare nel forno con la luce accesa per tutta la notte.

Ho preparato la crema di mascarpone montando i tuorli con lo zucchero fino a farli diventare chiari e spumosi, ho aggiunto il calvados, poi il mascarpone incorporandolo a mano per non smontare la crema, e per ultimi gli albumi montati a neve, sempre a mano.

Con il Minipimer ho sminuzzato le fragole a pezzettini piccoli, come una tartare.

Ho sbriciolato una quindicina di spumiglie.
Ho messo nelle coppe la crema di mascarpone, uno strato di tartare di fragole e le ho ricoperte con un altro cucchiaio di crema prima di mettere la sbriciolata di spumiglie, per evitare che si ammollassero con il succo delle fragole.
Le ho messe un paio d'ore in frigo prima di servire.




mercoledì 31 maggio 2017

Ma che buone le ciliegie!!!


C'è qualcuno che non ama le ciliegie? Boh, forse sì, ma non credo siano molti. A me piacciono da morire! Quando comincio a mangiarle non smetterei più. Con il loro colore rosso intenso e la loro polpa carnosa e dolce, le ciliegie sono sicuramente uno dei più gustosi peccati di gola (chissà perché Eva rubò una mela invece delle ciliegie...).
Non a caso si  dice che "una ciliegia tira l'altra", e che "chi è ghiotto di ciliegie sale lesto sugli alberi". Sono tanti i modi di dire legati alle ciliegie, poeti e scrittori si sono ispirati a questo frutto:
Vorrei fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi.
[Quiero hacer contigo lo que la primavera hace con los cerezos]. Pablo Neruda
La vita è una ciliegia / La morte il suo nòcciolo / L'amore il ciliegio.
[La vie est une cerise / La mort est un noyau / L'amour un cerisier]. Jacques Prévert
Da bambino volevo guarire i ciliegi
quando rossi di frutti li credevo feriti... Fabrizio De André
Nell'antica Grecia la ciliegia era il simbolo di Venere, per questo motivo porterebbe fortuna agli innamorati. Nei paesi nordici invece per il suo colore rosso è considerata frutto del peccato. Fra le tante leggende che girano attorno a questo frutto, quella che più mi affascina viene dal Giappone, dove il ciliegio è oggetto di culto. Il colore rosato dei suoi fiori (Sakura) sarebbe dato dal sangue dei samurai caduti in battaglia e sepolti all'ombra dei ciliegi. Durante lo Hanami (Festa dei Ciliegi in Fiore) "...si rende grazie agli dei per la promessa che portano di una felicità che prefigura la beatitudine eterna. Fragile, effimera, la figura del ciliegio simboleggia anche la precarietà dell'esistenza terrestre, da cui un giorno bisognerà staccarsi, e la ciliegia rosso sangue è diventata l'emblema del samurai, sempre pronto a sacrificare la propria vita." (Storie e leggende degli alberi - Jacques Brosse).
Tra i fiori il ciliegio, tra gli uomini il guerriero - Proverbio giapponese

Oggi il Calendario del Cibo italiano celebra la Giornata Nazionale delle Ciliegie.
Per non smentirmi, mi sono cimentata in un dolce: la Torta morbidissima alle Ciliegie.

Mi sono imbattuta in questa fantastica ricetta sul blog La Cuoca Dentro, e ho provato a rifarla apportando solo tre piccole modifiche, che riporto con un asterisco.

Ingredienti
180 g di farina 00
50 g di fecola di patate
120 g di zucchero semolato
2 uova
80 g di olio di semi
80 g di latte
400 g di ciliegie snocciolate
1 bustina di lievito per dolci
buccia grattugiata di limone q.b. *(io ho usato invece una bacca di vaniglia)
1 pizzico di sale

In una ciotola montate le uova con lo zucchero fino a che non diventano gonfie e spumose.
Unite a filo l’olio, la farina setacciata con la fecola ed il lievito alternandoli con il latte.
Profumate con la buccia di limone (nel mio caso con la vaniglia) ed aggiungete un pizzico di sale.
Infarinate leggermente la metà delle ciliegie ed unitele al composto.
Versatelo in uno stampo di 22/24 cm di diametro rivestito con carta forno.
Ricoprite la superficie del dolce con le ciliegie rimanenti *(io ho aggiunto anche dello zucchero di canna) ed infornate a 170° per circa 40 minuti.Verificate comunque la cottura con uno stecchino di legno. *Io ho servito la torta con una spolverata di zucchero a velo.

 

venerdì 19 maggio 2017

Il mio risotto con le fragole


Nella Giornata Nazionale delle Fragole, per il Calendario del Cibo italiano, voglio raccontarvi qualcosa di me.
Chi mi conosce sa che sono un po' rompiscatole con il cibo, sia nel cucinare che nel mangiare.
Infatti tendo a cucinare soltanto le cose che mi piacciono, e non amo sperimentare. E per fortuna che c'è Gianni, altrimenti in casa mia si mangerebbero soltanto carboidrati e zuccheri!
Fin da piccola sono stata così e se una cosa non la volevo mangiare, non c'era verso. Vi posso assicurare che non serviva neanche prendermi per fame, perché sicuramente sarei morta piuttosto che mangiare qualcosa che non volevo neppure assaggiare.
Ho mangiato il mio primo yogurt alla fine degli anni '80 (sì, avete capito bene) e soltanto perché ho sognato il sapore dello Yomo alla fragola (non chiedetemi spiegazioni perché non saprei cosa rispondere...), e per anni ho mangiato soltanto quello. E vorrei sottolineare che il sapore era esattamente quello che avevo percepito in sogno!
Stessa cosa per il gelato. Per me il gelato era soltanto alle creme, quando qualcuno mi portava il gelato alla frutta la mia reazione era molto vicina al disgusto. Poi, un giorno che avevo voglia di gelato, mi sono fermata in una gelateria sconosciuta, sono entrata per prendere il mio solito gelato alle creme e sono uscita con una coppetta gusto Fragola e Violetta! E ancora oggi non so perché l'ho ordinato, semplicemente quando mi hanno chiesto che gusti volevo ho risposto così, come se la mia bocca fosse scollegata dal resto del corpo.
Questa premessa serve per farvi capire quanto mi piacciono le fragole. Senza di loro probabilmente non avrei mai assaggiato lo yogurt e neppure il gelato alla frutta.
Come ho già detto, mi piace cucinare quello che mi piace mangiare, quindi tendenzialmente cucino primi piatti e dolci. 
Fra le cose che mi riescono meglio c'è il risotto, e visto che finora ho sempre proposto dei dolci ho pensato che questa fosse l'occasione giusta per cambiare e per proporvi il mio Risotto con le Fragole.

Ingredienti per 2 persone:
  • 160 g. di Riso Carnaroli
  • 150 g. di Fragole
  • 50 g. di Burro
  • 50 g. di Mozzarella per pizza
  • 1/2 bicchiere di vino bianco secco
  • 1 cucchiaio di Aceto Balsamico
  • 1/4 di Cipolla
  • q.b. Brodo
Preparazione:
Soffriggere la cipolla con metà del burro.
Quando la cipolla sarà appassita buttare il riso e mescolarlo bene per farlo tostare.
Aggiungere il vino e farlo evaporare.
Frullare metà delle fragole con un po' di brodo e aggiungerle al risotto.
Proseguire la cottura aggiungendo il brodo poco per volta.
Quando mancano 5 minuti alla cottura, aggiungere la mozzarella tagliata a dadini, farla sciogliere bene, aggiungere l'aceto balsamico e le restanti fragole tagliate a dadini. Mantecare con il burro rimasto e servire. A piacere si può aggiungere del parmigiano grattugiato e qualche goccia di glassa all'aceto balsamico.
P.s.- Un grazie particolare a Gianni per l'aiuto con le fotografie.


martedì 9 maggio 2017

Colazione con l'uovo sbattuto

Non so voi, ma io sono cresciuta facendo colazione con l'uovo sbattuto.
 Cosaaaaa????? L'uovo crudooooo?!?!?!? E la salmonellaaa???  So che tante mamme staranno inorridendo, ma ho 55 anni e sono ancora viva, e le uova che ho mangiato sono uscite dal culo delle galline che razzolavano per terra e mangiavano anche i lombrichi! E a volte l'uovo era ancora caldo e neanche lavato!
Da piccola pensavo che tutti facessero colazione così. Tanti dei miei ricordi d'infanzia sono legati all'uovo. Mia nonna Rachele è mancata quando ero ancora troppo piccola per avere dei ricordi vividi, ma un ricordo ce l'ho: quando mi fermavo da lei mi preparava l'uovo sbattuto. E anche la zia Ninì, lei invece mi preparava lo zabaione. E andavo a raccogliere le uova nel pollaio col nonno.
Se penso a queste cose, stranamente non le ricordo a colori, ma hanno le stesse sfumature delle vecchie fotografie in bianco e nero. Ma sono sempre legate alle uova.
Vecchio pollaio
Crescendo, il mio uovo sbattuto ha subito delle variazioni, nel senso che ho iniziato a mangiarlo in vari modi. Prima ovviamente l'immancabile caffè, poi c'è stato il periodo del cacao, nel senso che all'uovo sbattuto, che doveva essere spumoso e giallo chiaro, aggiungevo un cucchiaino di cacao in polvere: non avete idea di cosa fosse! Poi ho iniziato a mangiarlo con i pavesini, una cosuccia leggera, perché con i pavesini le uova dovevano essere almeno due, altrimenti finiva subito. Potete immaginare cosa sia immergere i pavesini nell'uovo sbattuto, raccoglierli col cucchiaino farciti di quella spuma goduriosa e mangiarli? Se non avete mai provato, non potete neppure avvicinarvi col pensiero!
Comunque, io ho continuato a fare colazione con l'uovo sbattuto tutti i giorni fino ai quarant'anni, e vi posso assicurare che l'unica cosa in grado di sostituirlo è una brioche ripiena di crema pasticcera, e quindi sempre con il mio ovetto!
Lo faccio ancora anche adesso, ma non tutti i giorni, saltuariamente nel fine-settimana!
Potete chiedere a mio marito Gianni, quante volte la domenica mattina ho preparato l'uovo sbattuto anche per lui e per i suoi figli.
Adesso è molto più semplice prepararlo, con lo sbattitore elettrico è pronto in un minuto, ma quando ero piccola lo si faceva a mano, e vi garantisco che per un buon risultato ci voleva un ottimo polso e una ventina di minuti di energica sbattitura.

PREPARAZIONE:
1 tuorlo d'uovo
3 cucchiaini da tè di zucchero
Sbattere fino a che non diventa spumoso e giallo chiaro.
Se mettete il caffè, deve essere bollente e strong, altrimenti non prenderà questo bel colore!
Questo è il mio contributo per il Calendario del Cibo italiano nella Giornata Nazionale dell'Uovo.




venerdì 5 maggio 2017

La Torta Sabbiosa ovvero la storia di un disastro annunciato

Non mi sono mai fidata degli stampi in silicone e adesso so il perché.
La Torta Sabbiosa credo sia la torta preferita di mio marito Gianni, o quantomeno tra le preferite.
È un dolce della tradizione mantovana, ed essendo oggi la Giornata Nazionale dei Dolci da Credenza, quale occasione migliore per rifarla cercando di stupire tutti con questa torta molto semplice ma perfetta, visto che più passano i giorni è più diventa buona (ammesso che ci arrivi...)? In più è gluten free.
È una torta che ho fatto parecchie volte, quindi vado sul sicuro. Prendo la ricetta dal Cucchiaio d'Argento, la seguo assolutamente alla lettera, per essere sicura del risultato nonostante la sappia praticamente a memoria. L'impasto è spettacolare, non mi è mai venuto così bene e così buono (dovevate vedere la brocca della planetaria dopo che la mia Ginger ha fatto il prelavaggio!)
Siccome sono a corto di tortiere (devo sostituire quelle che ho perché sono rovinate) ho optato per uno stampo in silicone con una forma molto bella che non mi ricordo se ho già usato in passato, perché non mi fido molto (e il seguito dimostra che avevo ragione). Quindi, per non correre rischi, l'ho imburrato per bene.
Ma il bastardo, probabilmente molto astioso nei miei confronti per essere rimasto tanto tempo inutilizzato, si è vendicato trattenendo la torta sul fondo!
Il bastardissimo stampo in silicone!

Inutile dire che il fumo mi usciva anche dalle orecchie...

Comunque ho deciso di pubblicare ugualmente la ricetta.

Ingredienti:
300 g. di burro a temperatura ambiente
300 g. di zucchero a velo
300 g. di fecola
3 uova
1 bacca di vaniglia
1 bustina di lievito
1 pizzico di sale

Preparazione:
Sbattere il burro con lo zucchero a velo, fino ad ottenere una crema. Aggiungere i tuorli uno alla volta, è importante che il primo sia perfettamente amalgamato con l'impasto prima di aggiungere il successivo, poi la vaniglia e per ultimi la fecola e il lievito.
A parte montare a neve ben ferma gli albumi con un pizzico di sale. Aggiungerli al composto, avendo l'accortezza di non cambiare mai la direzione dell'impasto (la leggenda vuole che se si cambia direzione la torta non verrà).
Versare il composto in una tortiera (evitate quelle in silicone!) e infornare a 160° per circa 45/50 minuti. 
Spolverare di zucchero a velo e servire.
La Torta Sabbiosa come avrebbe dovuto essere (dal mio post del 24.10.2010)

Questo avrebbe dovuto essere il mio contributo per il Calendario del cibo italiano nella Giornata dei Dolci da Credenza.

https://1.bp.blogspot.com/-eOjlPgknmEk/WOLVdktPsPI/AAAAAAAAJjs/4cIZTuaG_cY7NkCF0nghDC2HlNr2UExbACPcB/s1600/logo_HEADER_CCI_byMTC.jpg

giovedì 4 maggio 2017

La Torta di Rose e il Calendario del Cibo Italiano

Ok, a quanto pare devo proprio tornare a fare post, quindi caro blog eccomi!
Allora, la storia è questa. Siccome mio marito Gianni ha un blog di cucina e ha fatto di tutto per tirarmi dentro ai vari gruppi di cui fa parte, alla fine gli è riuscito.
Uno di questi gruppi riguarda il Calendario del Cibo Italiano e fortunatamente non ha obblighi, ai quali io sono refrattaria, quindi adatto a me.
Ogni giorno è dedicato ad un cibo o ingrediente particolare e chi vuole può contribuire preparando la propria versione del piatto del giorno.
Ne ho già preparati alcuni, ma finora mi sono limitata a pubblicarli su FB (alcuni neppure lì...)
Comunque, per farla breve, se voglio contribuire devo fare un post.
E per cominciare a fare sul serio ho scelto la Torta di Rose, che è tra i miei dolci preferiti.
Dolce tipico della cucina mantovana, ma molto diffuso anche nel bresciano e nel veronese, pare risalga al 1490, quando fu preparato in occasione delle nozze tra Isabella d'Este e Federico Gonzaga Duca di Mantova.

Io questa volta ho provato a fare una variante, sostituendo la crema al burro con della crema pasticcera molto densa.

Ingredienti: (per una teglia a cerniera di 26 cm)

500 gr di farina 00
15 gr di lievito fresco
70 gr di panna
60 gr di latte intero
40 gr di burro morbido
2 uova
60 gr di zucchero
1 cucchiaio di olio di oliva
1/2 bacca di vaniglia
1 pizzico di sale

Per la crema pasticcera:

4 tuorli
130 gr di panna
370 gr di latte
80 gr di zucchero
100 gr di fecola
1/2 bacca di vaniglia

Ho fatto sciogliere il lievito in 1/2 bicchiere di latte tiepido.Poi ho messo tutto nella planetaria e ho impastato con il gancio.

Formata la palla ho lasciato riposare per circa due ore.

Nel frattempo ho preparato la crema pasticcera che ho fatto raffreddare in acqua e ghiaccio.

Ho steso la pasta formando un rettangolo (questo non è vero, lo ha fatto Gianni), ho spalmato la crema pasticcera, e sempre con l'aiuto di mio marito Gianni ho arrotolato la pasta e tagliato 10 rotolini alti circa 5 cm che ho posizionato nella teglia.
Ho messo a lievitare per tutta la notte
e ho infornato a 180° per 25 minuti. Poi ho coperto con alluminio e terminato la cottura (altri 15 minuti). Alla fine l'ho cosparsa di zucchero a velo.
La Torta di Rose dà il meglio di sé mangiata tiepida e noi l'abbiamo anche farcita di crema calda!

Questo è il mio contributo per il Calendario del cibo italiano nella giornata della Torta di rose.
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domenica 30 ottobre 2016

A spasso con Bob - A street cat named Bob


Questo mese ho letto un libro (anzi, due) che parla di un gatto. 
Cosa c’è di strano? Molte volte ho letto libri che parlano di gatti e/o di cani, e allora?
Beh, il fatto è che questo libro è diverso, perché racconta di come un gatto possa cambiarti la vita.
L’autore,  James Bowen, è un ex eroinomane che sta cercando di uscire dal tunnel della tossicodipendenza, la cui strada un giorno si incrocia con un gatto che lo sceglie come compagno di vita. È un gatto rosso, malmesso come lui, affamato e che necessita di cure. Lo trova nell’androne del condominio in cui vive. Sono due anime sole, che si incontrano, si riconoscono e si salvano. Sì, perché paradossalmente la domanda che ci si pone leggendo il libro è questa: chi salva chi? È James a salvare un gatto randagio e bisognoso di cure, oppure è Bob che salva James da se stesso rendendolo una persona migliore?

“…Bob e io eravamo anime ferite, ci eravamo incontrati dopo aver toccato il fondo e ci eravamo aiutati a curare le ferite delle nostre esistenze.”

La presenza del gatto Bob diventa fondamentale per James, uno stimolo per uscire definitivamente dalla tossicodipendenza, in quanto lo percepisce come un’opportunità, una seconda chance che la vita gli ha dato. Bob è qualcuno che dipende da lui, qualcuno di cui prendersi cura, una responsabilità. 
In cambio riceve amore incondizionato, cosa di cui aveva dimenticato l’esistenza, ma non solo. Lui, che ai più risultava invisibile, improvvisamente si ritrova ad attirare l’interesse delle persone grazie alla presenza di Bob. La gente si ferma, parla con lui, lo ascolta, e tutto questo grazie ad una palla di pelo che ha scelto lui come compagno di vita.
È divertente e sorprendente leggere dei comportamenti a volte bizzarri di questo simpatico gatto, alcuni lasciano letteralmente senza parole. Ma so per esperienza diretta che i gatti sono animali straordinari e che nulla dovrebbe stupirci con loro.

"I gatti sono creature misteriose.
Nelle loro menti c’è molto di più 
di quanto possiamo immaginare."  Sir Walter Scott

Il libro è scritto in modo semplice, una lettura facile ma che a livello empatico colpisce molto. Ci sono molti senzatetto sulle nostre strade, ma quanti di noi si soffermano a pensare a cosa sta dietro a quelle vite invisibili? Quasi nessuno, e tra questi includo anche me stessa. 

“…Tutto ciò porta, gradualmente, all’emarginazione. La gente non capisce che la mancanza di autostima e il profondo senso di disperazione che ti pervadono quando non hai un tetto sulla testa e sei costretto a suonare per strada o a vendere Big Issue, è in buona parte dovuto a questo. Tu vuoi far parte della società ma in effetti lei ti sta allontanando. E diventa un circolo vizioso.”  

Tutto questo per dire che un gatto o un cane possono veramente cambiare la vita, e quando la condividi con loro quello che ricevi in cambio non ha prezzo. Lo sa bene James Bowen, che grazie a Bob ha potuto riprendere in mano la propria esistenza e riconquistare la propria dignità.

“Bob mi aveva aiutato a credere di nuovo in me stesso e nel mondo che mi circondava. Mi aveva mostrato la speranza quando non riuscivo a vederla. E soprattutto mi aveva dato quell’amore incondizionato di cui tutti noi abbiamo bisogno.”
 
James Bowen e Bob
Le citazioni sono tratte da "Il mondo secondo Bob"
Il 9 novembre uscirà anche il film in cui Bob interpreta se stesso.

La locandina del film

mercoledì 28 settembre 2016

I Newyorkesi (di Cathleen Schine)

I Newyorkesi di Cathleen Schine

Ricordo ancora quando nel lontano 1996 acquistai un libro intitolato “La Lettera d’Amore” di una certa Cathleen Schine, scrittrice a me sconosciuta.
Mi piacque, e notai un modo particolare di scrivere, dove la storia non era soltanto una, ma erano una serie di storie di vari personaggi che si intrecciavano fra di loro, come i colori di un caleidoscopio. Purtroppo non ritrovai lo stesso fascino nei due libri successivi e quindi non lessi più nulla di suo.
Quando ho acquistato questo libro, oltre che dalla copertina e dal fatto che si parlasse di cani, sono stata attirata dall’autrice che conoscevo e che mi sembrava di intravedere nella trama riportata sulla quarta di copertina.
È vero che io sono di parte quando si parla di animali, però a me questo libro è piaciuto.
Se dovessi paragonarlo a qualcosa probabilmente lo paragonerei ad una tazza di tè o ad una cioccolata calda, quindi sicuramente qualcosa di piacevole e che ti lascia una traccia di vaga malinconia.
I protagonisti di questo libro sono gli abitanti di un quartiere molto tranquillo nell’Upper West Side di New York, vicino a Central Park, ma lo sono anche i loro cani con cui condividono le loro esistenze tra passeggiate e solitudine.
Ne emerge un ritratto della Grande Mela un po’ diverso da quello che vediamo di solito della metropoli frenetica e pulsante di vita.
Il quartiere diventa in qualche modo un piccolo villaggio, dove giorno dopo giorno queste persone si incrociano e nelle loro solitudini finiscono per trovare una sorta di serenità proprio nei gesti di tutti i giorni, a volte monotoni ed altre invece assolutamente spontanei, come quello di Everett che si ritrova ad acquistare un mazzo di tulipani gialli senza un reale motivo, per poi farne dono a Jody che vede passare con il suo cane al guinzaglio.
Le esistenze dei protagonisti e dei loro cani si intrecciano fino a dare vita ad una serie di situazioni che per certi versi cambieranno il loro modus vivendi e porteranno a decisioni definitive.
Una lettura che consiglio anche a chi non possiede animali, in quanto aiuta a capire il rapporto che si crea tra umano e animale nel momento in cui diventano un nucleo famigliare, perché è questo che sono: membri di una famiglia.

mercoledì 8 giugno 2016

Arte ed emozioni

"Marie Krøyer in Ravello" (1891)
By Peder Severin Krøyer, Norwegian-born Danish Artist (1851- 1909)
- oil on canvas -

venerdì 1 gennaio 2016

Il Concerto di Capodanno (quello vero...)

...Perché per me non è Capodanno senza il Concerto dei Wiener Philarmoniker di Vienna!
Da che ho memoria il mio scorrere degli anni è sempre stato rappresentato da quello, credo di non averne perso neanche uno.
I miei ricordi del 1° gennaio sono costellati di valzer viennesi: Sangue viennese, Vino donne e canto, Storielle del bosco viennese, Rose del Sud, Il Valzer dell'Imperatore, l'Ouverture del Pipistrello, Sul bel Danubio blu e l'immancabile Marcia di Radetzky! Li riporto in italiano, perché così sono nei miei ricordi, perché la RAI traduceva tutto, anche i Wiener Philarmoniker erano gli Amici della Musica di Vienna!
Ricordo un anno da bambina in cui ho passato l'ultimo dell'anno dalle suore che gestivano l'asilo in paese, e sono rimasta fino al pomeriggio del 1° Gennaio. Tanto ho urlato, strepitato e pianto che mi hanno dovuto accendere la televisione per vedere il Concerto!
Il primo capodanno con Gianni lo abbiamo passato a Parigi (per la cronaca: mai più in tutta la mia vita, neanche se mi pagano!!!). Il 1° gennaio siamo stati in hotel fino alle 13e45, per vedere il Concerto in TV!
Non ho mai amato molto festeggiare il Capodanno, sono sempre stata una gatta selvatica.
L'unico grande sogno che ho, relativamente al Capodanno, è quello di poterlo un giorno passare a Vienna per vedere il Concerto dei Wiener Philarmoniker dal vivo. 
Scusatemi se non sono campanilista, ma non c'è Fenice che tenga: per me il Concerto di Capodanno È e SARÀ sempre soltanto quello di Vienna.
Buon Anno a tutti!!!!!!!!!


 Kaiser Walzer

Radetzky March 

Rosen aus dem Süden

mercoledì 11 novembre 2015

San Martino

La nebbia agli irti colli...

San Martino (Giosuè Carducci)

La nebbia agli irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
urla e biancheggia il mare;
Ma per le vie del borgo
Dal ribollir dè tini
Va l'aspro odor de i vini
L'anime a rallegrar.
Gira sù ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l'uscio a rimirar
Tra le rossastre nubi
Stormi d'uccelli neri,
Com'esuli pensieri,
Nel vespero migrar.

Oggi è San Martino e tutti quelli della mia generazione (e precedenti...) hanno studiato questa poesia. Purtroppo questa bella abitudine nelle scuole sta scomparendo. E non so se questo è un bene...
Mio marito mi ha anche ricordato che un proverbio recita: "San Martino castagne e vino", perché le castagne sono il classico frutto di novembre, da mangiarsi possibilmente davanti al fuoco, e questi sono i giorni del vino novello che con le castagne si sposa benissimo.

San Martino castagne e vino
 Io questa sera ho dovuto accontentarmi di un minestrone, ma provvederemo una delle prossime sere!


sabato 24 ottobre 2015

Coco Chanel, la moda e i suoi orrori

Chi mi conosce sa bene che come il 99,9% delle donne amo la moda, i bei vestiti, le scarpe, le borse e gli accessori.
Purtroppo guardando le sfilate, le riviste e navigando in rete, spesso mi sono resa conto che non sempre moda e bello coincidono.
Questa sera, stavo curiosando le bacheche di Pinterest che seguo e mi sono imbattuta in una fotografia che mi ha talmente scioccata da farmi decidere di pubblicare un post sul mio blog.

Allora, io non sono un guru della moda, ma cerco di vestirmi sempre in maniera appropriata e adatta alla circostanza. Amo indossare jeans e calzoni perché sono pratici, ma non disdegno gonne e tailleurs. So che se vado al supermercato non mi vesto come per andare ad un matrimonio e viceversa (quanti orrori si vedono in entrambi i casi!).

Il tailleur è quel particolare capo di abbigliamento che non manca mai (credo) nel guardaroba di una donna, e che in un certo senso fu "inventato" da Coco Chanel. Ho messo le virgolette perché Mademoiselle Coco è stata colei che lo ha reso un capo versatile, adatto ad ogni circostanza, cioè il tailleur come lo conosciamo oggi. 

Tengo però anche a ricordare che Coco Chanel rappresenta ancora oggi un modello di eleganza per tutte le donne.
Lei, che all'inizio divenne famosa per il suo stile rivoluzionario, ha rappresentato un punto di svolta per la moda femminile. 
I suoi cappellini di paglia con fiori di raso e seta (la camelia è ancora oggi il simbolo della Maison), i calzoni (vorrei ricordare che allora le donne indossavano la gonna anche per andare a cavallo), la maglieria (ancora oggi Chanel è nota per le sue creazioni in jersey), il tubino nero o LBD o PRN. 

Ma credo che mai, neppure nel suo incubo peggiore, avrebbe fatto uscire una donna conciata in questo modo!
Chanel - Spring 2016




Questa era Coco Chanel nel 1970:

Coco Chanel nel 1970
Questa donna ci ha insegnato una regola fondamentale dell'eleganza: prima di uscire, guardarsi allo specchio e togliere qualcosa. Perché eleganza non significa opulenza, ma come diceva Mademoiselle Coco:

"...l'eleganza è ridurre il tutto alla più chic, costosa, raffinata povertà."
(Storia illustrata della Moda e del costume - Laura Cocciolo, Davide Sala)

E secondo voi questa donna avrebbe vestito un'altra donna come la modella sopra? Io non penso...

Baci a tutte, e ricordatevi di lanciare sempre un occhio allo specchio prima di uscire!!!  

lunedì 12 ottobre 2015

"Ti meriti un amore" di Frida Kahlo


Ti meriti un amore che ti voglia
spettinata,
con tutto e le ragioni che ti fanno
alzare in fretta,
con tutto e i demoni che non ti
lasciano dormire.
Ti meriti un amore che ti faccia
sentire sicura, in grado di mangiarsi il mondo
quando cammina accanto a te,
che senta che i tuoi abbracci sono
perfetti per la sua pelle.
Ti meriti un amore che voglia ballare
con te,
che trovi il paradiso ogni volta che
guarda nei tuoi occhi,
che non si annoi mai di leggere le
tue espressioni.
Ti meriti un amore che ti ascolti
quando canti,
che ti appoggi quando fai la ridicola,
che rispetti il tuo essere libera,
che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.
Ti meriti un amore che ti spazzi via le
bugie
che ti porti il sogno,
il caffè
e la poesia.

Frida Kahlo

sabato 10 ottobre 2015

Compleanno in solitudine...

Ieri il mio blog, in completa solitudine, ha compiuto 5 anni!
Me ne sono resa conto oggi, e soltanto perché mio marito ha ricordato su Facebook il compleanno del suo blog, nato esattamente un giorno dopo il mio, ma sicuramente più vitale.
A questo punto ho pensato di pubblicare almeno un post celebrativo per ricordare questo evento, hai visto mai che mi torni la voglia di scrivere!
D'accordo, il mio blog è della Bilancia, ma io sono dei Pesci e l'arancio è il mio colore preferito!!!

venerdì 13 febbraio 2015

Chef per una notte

 Mio marito Gianni, grande appassionato di cucina e cuoco per passione, ha vinto (per la sezione antipasti) il concorso del Giornale di Brescia CHEF PER UNA NOTTE.
Ovviamente sono molto orgogliosa.
Bravo Tato!!!

I vincitori di CHEF PER UNA NOTTE




video

sabato 10 agosto 2013

Il sogno di volare

Fin da quando ero ragazzina avevo un sogno, il sogno di volare.
So che può sembrare strano, ma penso che un po' di questo desiderio di poter volare sia nato quando ho letto un libro che ho molto amato:
Il Gabbiano Jonathan Livingston.
Riguardo a questo libro ci sono molte scuole di pensiero e credo che chiunque l'abbia letto e amato vi abbia trovato qualcosa di diverso rispetto agli altri.
Considerate che quando lo lessi la prima volta avevo otto anni, e di conseguenza non ero in grado di recepire tutti i messaggi racchiusi in questo breve romanzo; però questo meraviglioso uccello che cercava di volare in modo perfetto ha fatto si che nei miei sogni di bambina il volo diventasse qualcosa di magico e bellissimo.
In seguito ho letto altri libri di Richard Bach, e indubbiamente questo non ha fatto altro che rafforzare la mia passione per il volo.
Crescendo mia mamma ha dovuto sopportare e tentare di spegnere ogni mia incursione in tutto ciò che riguardava il volo.
Ho iniziato a passare tanto tempo con il naso all'insù, guardando le scie lasciate dagli aerei, a sedici anni volevo prendere il brevetto di pilota, poi ho iniziato a sognare il deltaplano, il paracadute e il parapendio.

Non sono mai stata una grande sportiva, anzi direi che sono abbastanza pigra, ma la meraviglia e l'invidia che provavo quando vedevo il grandissimo Patrick de Gayardon ogni volta che portava a termine una delle sue imprese, non facevano altro che aumentare questo mio desiderio di “provare a volare”.
Patrick De Gayardon e la sua tuta alare
Nel 1996 andai in vacanza con un'amica a Juan Les Pins e, lontana dell'ala protettiva della mamma, ho avuto la mia prima e fino a sei giorni fa unica, incursione nel mondo del volo (ovviamente escludendo l'aereo). 
Dal molo dell'hotel in cui soggiornavo, ogni giorno c'erano persone che provavano l'emozione del parachute ascensionnel, che altro non è che il paracadute trainato dal motoscafo.
Ho tentato di convincere la mia amica in tutti i modi e quando ho visto che non ci sarebbe stato modo di convincerla a provarlo con me ho deciso di farlo da sola.
La ricordo ancora come un'esperienza bellissima che avrei tanto voluto ripetere.

Spesso ho detto a mio marito Gianni ed alle mie amiche che mi sarebbe piaciuto provare a lanciarmi “in tandem” o con il parapendio o con il paracadute, ma per un motivo o per l'altro si rimandava sempre, dicevo sempre “un giorno lo farò”.
E quel giorno è arrivato all'improvviso la scorsa settimana, quando la mia amica Barbara mi ha chiesto se ero disposta a lanciarmi con lei con il paracadute “in tandem”.
Mio marito mi ha detto subito che era la mia grande occasione, quella che inseguivo da una vita, e che sarei stata pazza a non coglierla al volo.
E così domenica 4 agosto 2013 alle 9 siamo partiti, destinazione Cremona, presso il campo dello Sky Team Cremona dove, grazie anche alla mia amica Barbara, ho vissuto un'esperienza meravigliosa che è assolutamente impossibile descrivere.

La mia caduta libera con Davide "il Bagnino"
Come si fa a spiegare a parole ciò che si prova a volare?!?


giovedì 27 giugno 2013

La figlia sbagliata - Jeffery Deaver


Thriller psicologico, abbastanza diverso dagli altri libri di Jeffery Deaver.
Un libro che esplora i sentimenti e i legami famigliari.
Oltre alla trama che ho trovato molto interessante, un elemento trainante nella storia è l'oratoria, l'abilità dei due protagonisti di riuscire ad incantare con le parole, parole che diventano arma, un'arma molto pericolosa.
Ed è questa l'arma utilizzata dal cattivo del nostro romanzo, il cui antagonista è il padre di Megan, avvocato a cui l'eloquio non difetta certamente.
Ho molto apprezzato questo lato della storia, in quanto raramente ci si sofferma a pensare a quanto possano essere pericolose le parole e su quanto possano ferire.
Le parole lasciano cicatrici invisibili ma indelebili dentro ognuno di noi, e ciononostante spesso le usiamo in modo improprio senza preoccuparci delle conseguenze.
La cosa che non mi è piaciuta per niente di questo libro (ma può essere una pecca della traduzione) è il modo (molto) maldestro di cercare di imitare il gergo degli adolescenti (certi dialoghi mi hanno riportato alla mente alcune parodie di Fiorello!)
Infatti mi auguro che:
1) sia appunto una pecca della traduzione
2) se esistono (e sottolineo il se) ragazzi che parlano così, siano veramente pochi!
È un libro che mi è piaciuto molto, e mi sento di consigliarlo; però non ci si aspetti un romanzo alla Lincoln Rhyme, anche se suspense e colpi di scena non mancano.

mercoledì 19 giugno 2013

22/11/63 di Stephen King

Grande scrittore! (il mio giudizio: da 1 a 10 è 9½)

Premetto che di Stephen King lessi più o meno quando uscì "Christine", poi più nulla in quanto non amo il genere horror.
In seguito ho visto films tratti dai suoi libri che mi sono piaciuti, e da lì il pensiero di provare a leggere qualcosa di suo.
Quando è uscito questo, ho pensato subito "ecco l'occasione che stavo aspettando!"
Amo molto i viaggi nel tempo, ed ecco che Stephen King scrive un libro di questo genere. L'ho lasciato in standby per un bel po' prima di decidermi, sempre con il dubbio che alla fine mi avrebbe deluso.
E invece... Ho scoperto un grande scrittore!
Potranno anche non piacermi gli horror, e sicuramente non leggerò tutto ciò che ha scritto, ma ragazzi, quest'uomo sa veramente scrivere, e molto bene anche!
Le descrizioni della provincia americana degli anni '50 per certi versi mi hanno ricordato la scrittura di Truman Capote in A sangue freddo.
Di questo libro cosa posso dire? È bello, è ben scritto, la storia è veramente intrigante, i personaggi ben delineati, ci trovate la Storia (quella vera del secolo scorso), un poco (veramente poco) di horror, una storia d'amore e molto altro.
Cosa mi ha lasciato? Il desiderio di rileggerlo tra un po' di tempo, e un piccolo insegnamento: non pensare mai Se non avessi fatto... Se non avessi detto... perché in realtà non possiamo sapere cosa sarebbe stato se... Magari sarebbe stato molto peggio, magari quello che al momento ci è sembrato una catastrofe in realtà è il male minore, e forse è stato meglio così!
Il mio consiglio? Un libro assolutamente da leggere!!!

A volte ritornano...

 Eccomi di ritorno.
All'inizio dell'anno tra i buoni propositi c'era anche quello di tornare a dedicare un po' di tempo al mio blog.
Ma il tempo è poco e la fantasia latita.
Allora ho pensato che potrei pubblicare le recensioni dei libri che leggo e che mi hanno particolarmente colpito.
Del resto, avevo già iniziato lo scorso anno esprimendo la mia opinione su alcuni libri che avevo letto.
Adesso spero di riuscire ad essere un po' più costante.
Quindi inizio subito con un libro che ho letto lo scorso marzo.
Fatemi sapere se vi piace questa mia decisione!